La Cantina

Vi raccontiamo il nostro progetto

Wine Made Visible

di Ruedi Gerber

Abbiamo scelto la posizione più elevata per sfruttare più sole possibile ed essere sottoposti all'influsso della bellezza del paesaggio che ci circonda. 

Questo ci consente di lavorare con la gravità, ci permette di individuare precisamente il luogo in cui ci troviamo, di assorbirlo e di trasmetterlo ai vini che qui produciamo. 

Prendiamo la luce del sole e la trasformiamo nell'energia che alimenta la nostra cantina.

Come dice il nostro motto, solo uva, sole e terra, andiamo nella profondità del terreno per far sì che la terra stessa si esprima e parli di sè; per essere in contatto con essa, per amarla e per comprenderne l'essenza.

Cerchiamo di utilizzare elementi provenienti dalla terra, la nostra terra, affinché essa stessa possa esprimersi.

L'accessibilità e la trasparenza sono per noi fondamentali: 

Nessun segreto! Il visitatore comprende da subito, accedendo alla cantina, come viene prodotto il vino, direttamente con i suoi occhi. Questo consente la partecipazione, attraverso la mente, il corpo e i sensi, che divengono un ponte che porta alle nostre emozioni. 

Vi presentiamo così le nostre differenti tattiche e strategie con cui produciamo il nostro vino e lo rendiamo visibile. 

Pertanto è molto importante per noi e per i nostri collaboratori avere un flusso di lavoro molto semplice: l'uva entra in cantina, viene trasformata, e il vino viene imbottigliato, come un messaggio trasmesso da questo luogo verso il mondo.

Il lungo tunnel destinato all'affinamento, con le anfore e le barriques, è assimilabile al trascorrere del tempo.

E proprio questo aspetto di trasfomazione rappresenta la nostra storia e narrazione. 

 

 

La Forma del Vino

di Sergio Cavero, direzione architettonica

L'architettura è un oggetto d'uso ad alto valore simbolico aggiunto.  

Come il vino stesso, al di là del suo aspetto utilitario, è l'espressione vitale della filosofia dei suoi autori, del saper fare di tutti coloro che hanno partecipato alla sua produzione e, in definitiva, della cultura di coloro che la vivono.

La base di ogni grande vino è il “terroir”, il territorio: e lo è anche per il nostro progetto.

Per non deturpare le curve dolci della conca di Sequerciani, orientata a sud, la maggior parte dell'edificio sarà sotterranea, costituita da un grande tamburo circolare e una galleria ricurva, che emerge solo occasionalmente, coronata da una piattaforma arborizzata, una vera acropoli vegetale che enfatizza la linea naturale delle creste.

La parte posteriore dell'edificio invece prolunga naturalmente la scarpata che segna la fine del terreno, verso la foresta. È quindi un'architettura geologica, che si basa sulle caratteristiche fondamentali del paesaggio, che trasfigura senza sfigurarlo.

La scelta di costruire sottoterra ci permette di risparmiare risorse essenziali come energia e acqua. Usiamo la naturale freschezza degli strati superiori, tanto quanto il calore delle profondità, insieme alla loro l’umidità, per climatizzare i nostri locali. La superficie dell'acropoli ci consente di recuperare efficacemente la preziosa acqua piovana, che viene in seguito stoccata in un bacino esterno legato a un impianto di permacultura.

La dimensione sociale del lavoro attorno al vino influenza direttamente la piantina dell'edificio. Il tamburo, con al centro la tinaia circolare che collega come un hub tutte le fasi della vinificazione, dalla vendemmia alla vendita, è la forma più compatta, più efficiente, ma anche quella che promuove le relazioni più strette ed armoniose tra i lavoratori del vino. Questo spazio è collegato al cielo da una finestra zenitale anulare che indica, nel corso delle ore e delle stagioni, la posizione del sole.

Questa apertura, un vero e proprio orologio astronomico, collega le profondità della terra al cosmo; come il vino, che trova la sua origine nell'oscurità delle radici per prosperare sotto i raggi del regale corpo celeste.